La Diocesi
Curia Diocesana
- VICARIO GENERALE
- VICARI EPISCOPALI
- SEZIONE AMMINISTRATIVA
- CANCELLERIA
- BENI CULTURALI
- ECONOMATO
- ISTITUTO SOSTENTAMENTO CLERO
- TRIBUNALE ECCLESIASTICO
- UFFICIO LEGALE / AMMINISTRATIVO
- UFFICIO TECNICO
- UFFICI PASTORALI
- EVANGELIZZAZIONE
- LITURGIA
- CATECHESI
- APOSTOLATO BIBLICO
- CARITAS
- VOCAZIONI
- FAMIGLIA
- GIOVANI
- ECUMENISMO
- MIGRANTES
- MISSIONE
- PASTORALE DELLA SALUTE
- SPORT E TEMPO LIBERO
- PELLEGRINAGGI
- PASTORALE PER LO SVILUPPO
- PASTORALE SOCIALE E LAVORO
- O.P.U.S
- PROGETTO CULTURALE
- CULTURA
- COMUNICAZIONE SOCIALE
- STAMPA
- I.R.C.
- SCUOLA
- CONSULTA DEI LAICI
Annuario Diocesi
- LE FORANIE
- PARROCCHIE
- RETTORIE
- SANTUARI
- CLERO
- RELIGIOSI
- DIACONI
- VITA CONSACRATA
- SEMINARIO
- ORGANISMI DIOCESANI
- ASSOCIAZIONI
- MOVIMENTI
- GRUPPI ECCLESIALI
|
|
|
| SIR Quotidiano/SIR Daily |
|
|
Storia
LA STORIA DELLA DIOCESI DI CROTONE
Le origini del cristianesimo nel Crotonese vanno certamente collegate al passaggio di S. Paolo dalla Calabria, non tanto perchè Paolo sia passato per Crotone, quanto perché quel viaggio non è altro che un’eco dei frequenti e fecondi scambi culturali, commerciali e umani esistenti, da tempi remoti, tra Grecia e Calabria. A ricordo di questi scambi ed incontri, la tradizione vuole che predicatore del Vangelo a Crotone e primo Vescovo della città sia stato proprio un ateniese e un discepolo di Paolo, Dionigi l’Areopagita.

È il segno che il Vangelo nelle terre del crotonese giunge
attraverso questo tipo di contatti, favoriti dal aposizione
naturale e dalla grande tradizione culturale di Crotone.
Durante il V secolo compaiono i primi nomi di vescovi,
storicamente documentabili: Maiorico nel 494, Flaviano nel 537 e
soprattutto Iordanes, che Papa Vigilio, nel 551 nomina accanto a
se a Costantinopoli, nella sofferta questione dei “Tre
Capitoli”. Iordanes si schiera coraggiosamente con il papato,
contro le pretese cesaropapiste del potente Giustiniano.
Questo vescovo proviene dagli splendori del Vivarium di
Cassiodoro ed è durante questa permanenza che compone due opere
storiche: la “Romana” e la “Gotica”, pregevoli per la forza di
sintesi. La diocesi di Crotone viene nominata più volte
nell’interessantissimo Epistolario di Gregorio Magno: nel 592 il
Papa era intervenuto perché i cristiani di Crotone, con l’aiuto
di Giovanni, Vescovo di Squillace, scegliessero dal loro seno un
uomo saggio, come vescovo della loro Chiesa.
Nel 596, sempre Papa Gregorio stanzia una forte somma per il
riscatto di numerosissimi cittadini di Crotone, caduti nella
schiavitù dei Longobardi, durante una terribile razzia alla
città.
Dal 553 al 1060 circa la città di Crotone è nella sfera
bizantina, a livello politico. A livello strettamente
ecclesiale, invece, continuerà a dipendere da Roma fino al 756
poi passerà all’obbedienza di Costantinopoli. I vescovi di
Crotone sottoscrivono i grandi concili orientali: Pietro nel
670, Teotimo nel 787 al II Concilio di Nicea, Niceforo poi sarà
l’unico vescovo calabrese ad essere ammesso al Concilio dell’869
a Costantinopoli, durante la questione foziana, perché era stato
tra quelli che laboraverunt er certaverunt pro verbo veritatis.
Durante la lotta iconoclasta, le terre del crotonese saranno
provvidenziale rifugio per moltissimi monaci in fuga
dall’Oriente. Giungono così nelle nostre terre preziose e
venerate Icone della Vergine: Madonna Greca, Madonna d’Itria
(volgarizzazione di Odigitria), Madonna di Capocolonna. Le mire
politiche e strategiche dei bizantini trasformeranno
radicalmente la situazione ecclesiastica delle nostre terre
durante il secolo IX. I Bizantini infatti creano di sana pianta
la Diocesi di Santa Severina (l’antica Siberene, latinizzata in
Severina e infine bizantizzata in Santa Severina). Sotto
l’imperatore Leone VI (886-916) Santa Severina viene addirittura
elevata alla dignità di Metropoli, con le piccole diocesi
suffraganee di Umbriatico, Cerenzia, Isola, Belcastro, Strangoli
e S. Leone. Crotone si ridurrà così praticamente alla sola
città, continuando a dipendere da Reggio.
I Bizantini ameranno molto Santa Severina, ne fanno fede la
Chiesa del Pozzoleo e soprattutto il famoso Battistero. Verso il
1060 la città di Crotone passa sotto i Normanni, che tentano di
imporre una veloce latinizzazione, incontrandovi però dure
resistenze. Soprattutto la zona di S. Severina si oppone.
Cosicché il rito, la lingua e la cultura greca rimasero vive nel
crotonese per altri due secoli ancora.
Permane così forte il ruolo che le Chiese di Calabria hanno
sempre svolto: essere terra di ponte, di collegamento tra la
Chiesa greca e la Chiesa latina. Il vescovo Giovanni è
autorizzato da papa Onorio III il 9 aprile 1217 a celebrare il
“utraque lingua” e Nicola di Durazzo è scelto nel 1264 per una
missione particolare presso l’imperatore di Costantinopoli,
proprio per la sua profonda conoscenza della lingua greca e
latina.
Si registra in questo periodo l’importante visita di papa
Callisto II in Calabria e a Crotone in particolare, dove, nel
gennaio 1122, celebra un Sinodo conclusivo della sua attività in
terra calabra.
La riforma Forense, per opera di Gioacchino da Fiore, produsse
fecondi frutti nelle due diocesi: S. Maria di Altilia, S. Maria
Nova di Caccuri, S. Angelo in Fringillo a Mesoraca e S. Maria
delle Terrate a Rocca di Neto, furono celebri monasteri, al
centro di un rinnovamento spirituale e sociale.
Non mancarono vivaci figure di santi: S. Luca di Melicuccà,
vescovo ad Isola dal 1090 al 1114, famoso per le guarigioni,
vicinissimo ai poveri e “dolce e suadente nella parola”; il
beato Policronio, monaco greco, poi vescovo di Cerenzia (1120);
il beato Matteo da Mesoraca (1530) francescano, fondatore e
riformatore di diversi conventi; il ven. Dionigi Sacco da
Petilia, che dalla Francia, ov’era confessore di regine, portò
una venerata reliquia della S. Spina, fondando l’omonimo
convento; frà Andrea da Crotone (1571), laico cappuccino e frà
Domenico Reace (1620), nel convento della Marinella a Crotone.
La diocesi di Santa Severina vanta poi la tradizione dei papi:
S. Antero di Petilia, S. Zosimo di Mesoraca e S. Zaccaria di S.
Severina. Si aggiungono le celebri figure del cardinale di S.
Sevrina, Giulio Santoro (1566-1582) che vi fondò il Seminario e
salvò da sicura rovina il monachesimo greco; Antonio e Giovanni
Matteo Lucifero, vescovi di Crotone che ricostruirono la
Cattedrale; Francesco Anguirre, che partecipò con sapienti
discorsi al Concilio di Trento; Cristoforo Bororal (1578), con
un cuore d’oro per i poveri; Niceforo Milisseno Commeno (1635),
saggio intermediario tra Roma e Costantinopoli; Girolamo Carafa
che fonda nel 1664 il Seminario di Crotone. Sono solo cenni di
grandi figure di vescovi che hanno illustrato le sedi di Santa
Severina e Crotone.
Tristi vicende ebbero da superare entrambe le chiese durante il
periodo aragonese (1435-1503) e spagnolo (1503-1734): malgoverno
centrale, fiscalismo esagerato, prepotenza impunita dei baroni,
delittuose imprese dei banditi, azioni terroristiche dei pirati,
frequenti terremoti (una ventina dal 1500 ad oggi). La “Cassa
Sacra” impoverì ancor di più le due diocesi, a vantaggio della
classe nobiliare.
Il decennio francese portò un fecondo, acnhe se drammatico,
scrollane. Caddero istituzioni superate, ma sparirono anche
organismi protettivi come le “Chiese ricettizie”. Tra le cose
crollate, vi furono anche 5 piccole diocesi della nostra zona (Belcastro,
Cerenzia, Strangoli, Umbriatico), divenute parrocchie della
diocesi di Santa Severina. Isola invece fu aggregata a Crotone.
È l’inizio di quel processo di allargamento della diocesi di
Crotone, culminato nel 1979, con il decreto “Quo aptius”.
Frequenti furono i sinodi sia nella diocesi di Crotone sia
nell’arcidiocesi di Santa Severina, svolgendo un’importante
ruolo di verifica pastorale, aggiornamento giuridico,
rinnovamento del clero e dei laici.
Un grave danno alle due Chiese lo portò la soppressione di molti
conventi, in seguito alle leggi “eversive” piemontesi.
Pregevolissime opere d’arte, soprattutto nei piccoli centri,
furono destinate all’incuria e all’abbandono, oltre ai diretti
negativi influssi sull’azione pastorale. Con Mons. Puja, vescovo
sapiente e zelante di S. Severina, inizia nel 1925 l’unione “in
personam”, dell’Arcidiocesi di S. Severina con la diocesi di
Crotone, che viene dichiarata immediatamente soggetta alla S.
Sede. La situazione rimane invariata anche con il nuovo vescovo
Antonio Galati, mentre Crotone ebbe nuovamente il suo vescovo in
Mons. Pietro Raimondi, dal 1946 al 1971.
L’attuale vescovo Mons. Giuseppe Agostino (1974) univa
nuovamente “in personam” le due antiche diocesi, per un fecondo
cammino insieme. Con decreto della S. Congregazione dei Vescovi,
a firma del Card. Bernardino Gantin, il 30 settembre 1986 è
avvenuta la “piena unione” delle diocesi di Crotone e Santa
Sevrina, con la denominazione di “Arcidiocesi di Crotone – Santa
Severina”. Primo arcivescovo della nuova arcidiocesi è mons.
Giuseppe Agostino.
Il 29 ottobre 1984 mons. Giuseppe Agostino, Pastore sollecito e
Maestro illuminato di questa Chiesa, indiceva il Sinodo – che
iniziava come interdiocesano – nella Cattedrale di Santa
Severina, per un serio confronto con la parola di Dio nello
specchio del Vangelo e del Concilio Vat. II.
I temi fondamentali sono stati:
1) la nostra Chiesa fra passato e futuro;
2) l’Evangelizzazione nella nostra Chiesa (la Parola);
3) la Liturgia;
4) la Comunione;
5) la Missione.
Il Sinodo, ormai Primo della nuova Arcidiocesi, si concludeva il
30 giugno 1989 nella Basilica Cattedrale di Crotone con una
solenne Concelebrazione, cui partecipava insieme al Clero, ai
Membri sinodali ed alle rappresentanze di tutte le Parrocchie,
l’Ecc.mo Episcopato Calabro.

Avvenire
online
Diretta
Diretta
Commissione
Nazionale
Segnalazioni
stampa
Santa
Sede
Osservatore
Romano
Radio
Vaticana
Rai
– Religione
Cattolica













